Corso di Porta Romana nel Seicento: la strada dei pellegrini diretti a Roma
C'è una Milano che non si vede più camminando oggi lungo Corso di Porta Romana, eppure è ancora lì, sepolta sotto secoli di asfalto, insegne commerciali e traffico quotidiano. Nel Seicento questa strada era qualcosa di profondamente diverso da quello che appare oggi: era una via sacra, percorsa da pellegrini, mendicanti, mercanti e nobili devoti che lasciavano la città con un unico orizzonte in mente, Roma.
L'asse viario che parte dall'attuale Largo Augusto e scende verso sud-est ha radici antichissime — romane, per l'esattezza — ma è nel XVII secolo che acquista una connotazione spirituale precisa e riconoscibile. Milano era allora una città profondamente cattolica, segnata dall'eredità di Carlo Borromeo e dalla stagione della Controriforma, e il pellegrinaggio verso la tomba degli apostoli Pietro e Paolo rappresentava un atto di fede collettivo, quasi una necessità dell'anima.
Camminare su quella strada significava entrare in un flusso umano che attraversava l'intera penisola. E tutto iniziava, per i milanesi, proprio da qui.
La porta come soglia simbolica
Prima ancora di essere una strada, Porta Romana era una soglia. La porta medievale che dava il nome all'intera zona — demolita nel 1793 per lasciare spazio alla viabilità moderna — segnava il confine tra la città e il mondo esterno, tra il familiare e l'ignoto. Per un pellegrino del Seicento, varcare quella porta equivaleva a un atto di abbandono: si lasciava la casa, la famiglia, la sicurezza quotidiana per intraprendere un viaggio che poteva durare settimane.
La porta stessa era decorata con immagini sacre e iscrizioni latine, come era consuetudine nelle città cattoliche dell'epoca. Chi partiva si fermava spesso a pregare davanti a queste immagini, chiedendo protezione per il lungo cammino. Non si trattava di un gesto puramente formale: il viaggio verso Roma era fisicamente duro, disseminato di rischi reali come briganti, malattie e condizioni atmosferiche avverse.
Le autorità ecclesiastiche e civili milanesi erano ben consapevoli dell'importanza di questo flusso devozionale. La strada era presidiata, curata nei tratti più prossimi alla città, e costellata di strutture pensate per accogliere i viandanti.
Ospizi, chiese e luoghi di sosta
Uno degli aspetti meno noti delle storie ed aneddoti sulla città di Milano riguarda proprio la rete di assistenza che si era sviluppata lungo le principali vie di pellegrinaggio. Corso di Porta Romana non faceva eccezione. Nel Seicento la strada e le sue immediate adiacenze ospitavano diversi luoghi di accoglienza: ospizi gestiti da confraternite religiose, piccole cappelle votive, fontane pubbliche che garantivano acqua ai viaggiatori.
Le confraternite avevano un ruolo centrale in questa organizzazione. Erano associazioni di laici devoti che, accanto alla pratica religiosa personale, svolgevano un'intensa attività caritativa. Alcune si specializzarono proprio nell'assistenza ai pellegrini: offrivano un giaciglio per la notte, un pasto caldo, cure mediche rudimentali per chi arrivava malato o ferito. In cambio, i pellegrini portavano notizie da altre città, reliquie acquistate lungo il cammino, indulgenze ottenute in santuari lontani.
Lungo il percorso erano disseminati anche piccoli oratori e edicole votive, molte delle quali dedicate alla Madonna o a santi protettori dei viaggiatori come San Cristoforo. Alcune di queste immagini sacre erano considerate miracolose, e i pellegrini si fermavano a venerarle prima di affrontare i tratti più difficili del viaggio.
Il Seicento milanese e la cultura del pellegrinaggio
Per capire perché Corso di Porta Romana assumesse nel Seicento questa funzione quasi liturgica, bisogna tenere presente il contesto storico. Milano era sotto dominio spagnolo, e la cultura religiosa ispanica aveva rafforzato ulteriormente una tradizione devozionale già radicata. I pellegrinaggi giubilari — quelli indetti in occasione degli Anni Santi proclamati dalla Chiesa di Roma — richiamavano ogni quarto di secolo un numero straordinario di fedeli da tutta Europa.
Gli Anni Santi del Seicento, in particolare quelli del 1600 e del 1650, videro transitare per Milano migliaia di pellegrini provenienti dall'Europa del Nord che scendevano verso Roma attraverso i valichi alpini. Per molti di loro, Milano era una tappa importante: ci si fermava, ci si riposava, ci si riforniva. E poi si ripartiva, verso sud, lungo questa stessa strada.
I cronisti dell'epoca annotarono la straordinaria eterogeneità di queste folle devote: nobili a cavallo con la propria scorta, mercanti che approfittavano del viaggio per combinare affari, contadini con gli abiti della festa, frati questuanti, e poi mendicanti professionisti che si mescolavano ai pellegrini veri. La strada era uno specchio della società del tempo, con tutte le sue contraddizioni.
Tracce secentesche ancora visibili
Camminando oggi lungo Corso di Porta Romana, non è impossibile intravedere qualcosa di ciò che fu. La trama urbana conserva, in alcuni punti, la memoria della sua funzione storica. Alcune chiese che si affacciano sul corso o nelle strade laterali risalgono proprio al XVII secolo o incorporano elementi di quell'epoca. La Basilica di Sant'Eufemia, poco distante, era già allora un punto di riferimento per i fedeli.
Anche la larghezza della strada racconta qualcosa: gli assi viari destinati al pellegrinaggio venivano spesso mantenuti più ampi della norma, per permettere il transito di grandi folle nelle occasioni solenni. Processioni, cortei religiosi, ingressi trionfali di vescovi e governatori: tutto passava di qui.
Nel corso del Seicento, lungo questa direttrice si concentrarono anche attività commerciali strettamente legate al pellegrinaggio. Botteghe che vendevano immagini sacre, rosari, ex voto e souvenirs devozionali — si chiamavano così già allora, anche se con parole diverse — prosperavano grazie al traffico costante di fedeli. Era un'economia parallela, silenziosa, che si nutriva di fede e di strada.
Una città che si racconta attraverso le sue vie
Le storie ed aneddoti sulla città di Milano che emergono studiando Corso di Porta Romana nel Seicento restituiscono un'immagine di Milano lontana dagli stereotipi abituali. Non solo capitale economica e finanziaria, non solo città della moda o del design: Milano è stata, per secoli, anche un nodo fondamentale delle rotte spirituali europee.
Quella vocazione al transito, all'accoglienza, alla connessione tra mondi diversi è forse la cifra più autentica della storia milanese. E si può ritrovare, con un po' di attenzione e curiosità, proprio camminando lungo un corso che oggi sembra avere tutt'altra storia da raccontare.