Skip to main content
Il Naviglio della Martesana sotto via Melchiorre Gioia: cosa resta visibile del canale interrato nel dopoguerra

Il Naviglio della Martesana sotto via Melchiorre Gioia: cosa resta visibile del canale interrato nel dopoguerra

Chi percorre via Melchiorre Gioia in auto o in bicicletta difficilmente immagina di transitare sopra uno dei canali storici più importanti di Milano. Il Naviglio della Martesana, che per secoli aveva attraversato la città portando acqua dall'Adda fino al cuore del capoluogo lombardo, scorre ancora sotto quella lunga arteria che collega Porta Nuova alla periferia nord-est. Non è scomparso: è nascosto.

L'interramento avvenne tra gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta del Novecento, in un'epoca in cui molte città europee sacrificarono i propri corsi d'acqua urbani sull'altare della modernizzazione e del traffico motorizzato. Milano non fece eccezione. Il progetto rispondeva a esigenze concrete: creare nuove superfici viarie per una città in rapida espansione, eliminare i problemi igienici legati ai canali e liberare spazio per una mobilità che si immaginava destinata a crescere indefinitamente.

Oggi, con rinnovato interesse per la storia urbana e per i progetti di riapertura dei Navigli, quella scelta appare molto più controversa. E soprattutto invita a chiedersi: cosa è rimasto?

La storia del canale e il suo percorso urbano

Il Naviglio della Martesana fu realizzato tra il 1457 e il 1496, durante il dominio degli Sforza, per collegare il fiume Adda a Milano attraverso un tracciato di circa 38 chilometri. Entrando in città dalla zona dell'attuale viale Padova, il canale proseguiva verso il centro attraversando quartieri che all'epoca erano ancora in gran parte rurali o appena urbanizzati.

Il tratto che oggi corre sotto via Melchiorre Gioia rappresentava la parte terminale del percorso urbano del canale, prima che questo confluisse nella cerchia dei Navigli interni. Era una zona vitale per l'economia cittadina: lungo le sponde si concentravano attività artigianali, mulini, piccole industrie che sfruttavano la forza idraulica e la possibilità di trasportare merci via acqua.

Nel corso dell'Ottocento e dei primi decenni del Novecento, il canale era già diventato oggetto di polemiche: l'urbanizzazione crescente, i problemi di inquinamento e la difficoltà di manutenzione lo avevano trasformato da risorsa a problema. L'interramento, quando arrivò, fu accolto da molti come una soluzione logica.

Cosa è rimasto sotto la strada

Il canale non fu eliminato: fu coperto. Questa distinzione è fondamentale per capire cosa esiste ancora nella Milano sotterranea sotto via Melchiorre Gioia. Le strutture murarie originali, almeno in parte, sono ancora lì. Il canale continua a svolgere una funzione idraulica residua, convogliando acque che defluiscono nel sistema idrico cittadino.

Alcuni tratti delle sponde in muratura costruite nei secoli precedenti sono ancora conservati, anche se le condizioni variano considerevolmente lungo il percorso. La copertura realizzata negli anni del dopoguerra ha sigillato il canale ma non lo ha demolito: si tratta in sostanza di una volta artificiale sotto cui scorre ancora acqua.

I tecnici del Comune e i progettisti che negli ultimi anni hanno lavorato agli studi di fattibilità per la riapertura dei Navigli hanno potuto accedere a questi spazi per effettuare sopralluoghi e rilievi. Le fotografie e le documentazioni prodotte in quelle occasioni mostrano ambienti angusti, umidi, con le pareti spesso ricoperte di sedimento, ma strutturalmente ancora riconoscibili come un canale.

Le tracce in superficie

Chi conosce la storia urbana di Milano può ancora leggere, in superficie, alcune delle tracce lasciate dal canale prima dell'interramento. La larghezza anomala di certi tratti di via Melchiorre Gioia, la presenza di edifici con fronti particolarmente distanziati rispetto alla sede stradale, alcuni dislivelli del terreno: sono tutti indizi della presenza sotterranea del Naviglio.

Anche la toponomastica racconta qualcosa. Nelle immediate vicinanze sopravvivono vie e piazze i cui nomi rimandano all'antica presenza dell'acqua o alle attività che vi si svolgevano. Non si tratta di curiosità marginali: sono frammenti di memoria urbana incorporati nella città contemporanea.

In alcuni punti specifici del percorso esistono poi aperture tecniche, pozzetti di ispezione e accessi di servizio che consentono agli addetti alla manutenzione di scendere nel canale interrato. Non sono visibili al passante ordinario, ma segnano fisicamente il confine tra la città in superficie e quella nascosta.

Il dibattito sulla riapertura

Da anni Milano discute della possibilità di riaprire i Navigli interrati, e il tratto sotto via Melchiorre Gioia è ovviamente al centro di questo dibattito. I sostenitori del progetto sottolineano il potenziale trasformativo di un intervento simile: recuperare un elemento identitario della città, creare nuovi spazi pubblici lungo l'acqua, migliorare la qualità ambientale di una zona fortemente trafficata.

Le difficoltà, però, sono considerevoli. Sotto via Melchiorre Gioia corrono non solo le acque del Naviglio, ma anche infrastrutture impiantistiche accumulate in decenni di lavori: cavi elettrici, condutture del gas, reti fognarie, linee telefoniche. Riaprire il canale significherebbe riorganizzare un sottosistema urbano estremamente complesso, con costi elevati e con ricadute sulla viabilità di un'arteria che oggi è tutt'altro che secondaria.

I progetti elaborati negli ultimi anni hanno cercato di affrontare questi nodi, proponendo soluzioni che prevedono la risistemazione delle infrastrutture e la riduzione della carreggiata stradale a favore di spazi pedonali e ciclabili. Ma tra la fattibilità tecnica e la realizzazione effettiva il percorso resta lungo e incerto.

Un patrimonio invisibile

Al di là del destino futuro del canale, ciò che emerge con chiarezza è che la Milano sotterranea sotto via Melchiorre Gioia custodisce un patrimonio storico e ingegneristico di tutto rispetto. Il Naviglio della Martesana non è una rovina sepolta: è un'infrastruttura ancora funzionante, sia pure in forma residuale, che risale a un progetto del Quattrocento e che ha attraversato mezzo millennio di storia urbana.

L'interesse crescente per questi spazi non è soltanto nostalgico. Riguarda il modo in cui le città gestiscono la propria stratificazione storica, decidendo cosa conservare, cosa recuperare e cosa lasciare nel sottosuolo. Nel caso dei Navigli, quella decisione è ancora aperta.

Il canale scorre sotto i piedi di chi percorre via Melchiorre Gioia ogni giorno. Aspetta, con la pazienza delle infrastrutture idrauliche medievali, che la città decida cosa farne.