Il danno: la danza del desiderio che frattura l’identità al Teatro Franco Parenti
L’desiderio non è una semplice parentesi sentimentale, ma una forza capace di incrinare la costruzione razionale dell’identità. In questo senso, il nuovo spettacolo di Susanna Beltrami, “Il danno. Anatomia di una caduta”, si propone come un’indagine profonda su come il desiderio possa destabilizzare le fondamenta di una vita apparentemente ordinata.
Partendo dalla materia narrativa del celebre romanzo di Josephine Hart e dal film di Louis Malle, la coreografa trasforma la trama in un dramma danzato che esplora colpa, trauma e caduta. L’adulterio diventa solo la punta di un iceberg emotivo: è la crepa invisibile che, una volta scoperta, avvia il crollo di strutture interiori.
Nel prosieguo dell’articolo analizzeremo la struttura scenica dell’opera, il ruolo dei performer, l’uso innovativo del video e i collegamenti con la tragedia greca, per capire perché questa proposta sia così rilevante per il panorama teatrale contemporaneo.
Beltrami costruisce una vera e propria anatomia della caduta, dove il corpo diventa il laboratorio di una ricerca interiore. Il protagonista maschile è l’incarnazione di un conflitto tra controllo razionale e pulsioni proibite, un conflitto che si manifesta attraverso movimenti spezzati, pause sospese e gesti che ricordano il gesto di un corpo in crisi. La narrazione non si affida a dialoghi espliciti, ma lascia che siano gli spazi vuoti a raccontare la storia.
La scenografia è dominata da una partitura video firmata da Salvatore Lazzaro, che non si limita a fungere da sfondo ma diventa una vera e propria estensione del palco. Le immagini proiettate si sovrappongono al corpo dei danzatori, creando una sovrapposizione di presente e memoria. In questo modo la danza si trasforma in un montaggio emotivo, dove ogni movimento è amplificato da una dimensione visiva che intensifica la percezione dello spettatore.
Emanuela Montanari e Antonino Sutera, ex primi ballerini del Teatro alla Scala, si affiancano al giovane Nicolò Brizzi in un triangolo di relazioni fisiche che supera la mera rappresentazione di una trama. La loro esperienza consente di alternare rigore tecnico a momenti di cedimento, evidenziando la tensione tra disciplina del corpo e irruzione dell’instinto. La diversità generazionale arricchisce la scena di contrasti visivi e emotivi.
Il dramma si articola attorno a una serie di forze opposte: il desiderio proibito, la colpa per l’adulterio, la perdita del figlio e il timore della morte. Queste forze non vengono spiegate a parole, ma si manifestano nei vuoti tra i movimenti, nei silenzi e nei tagli di luce. Il risultato è una tensione costante che tiene lo spettatore in uno stato di attesa emotiva.
La scenografia si costruisce su un’estetica della frattura, dove il palco diventa un territorio di rotture e ricostruzioni. Le proiezioni video introducono elementi di realtà e fantasma, facendo coincidere corpo e immagine, azione e memoria. Questa sovrapposizione crea un’esperienza multisensoriale in cui lo spettatore percepisce la caduta non solo come narrazione, ma come esperienza corporea.
Beltrami inserisce il proprio lavoro in una tradizione che richiama la tragedia greca, ma con abiti contemporanei. Il tabù familiare, il trauma originario e la ripetizione inconscia della perdita trovano eco nei miti antichi, trasformandosi però in un linguaggio attuale, dove il punto di rottura non è più la catastrofe finale ma l’istante in cui il rimosso trova un varco per emergere.
Lo spettacolo si propone di portare alla superficie ciò che la parola tende a seppellire, invitando il pubblico a confrontarsi con le proprie fragilità. La combinazione di teatro, danza e video crea un percorso emotivo che spinge lo spettatore a riflettere sui propri desideri repressi e sulle proprie identità frammentate.
In sintesi, “Il danno. Anatomia di una caduta” è un’opera che supera la semplice messa in scena di una storia d’amore per esplorare i meccanismi profondi del desiderio, della colpa e del trauma. Un’esperienza che, grazie alla forza della danza e alla potenza visiva del video, riesce a trasformare il palco in un laboratorio emotivo, capace di far emergere nuove forme di consapevolezza.
Non perdere l’opportunità di vivere questa intensa indagine sull’animo umano: prenota i tuoi biglietti e lasciati coinvolgere da una performance che unisce arte, psicologia e pura espressione corporea.
Dove: Teatro Franco Parenti, Sala Grande
Quando: 23/10/2026 e 24/10/2026