Scopriamo l’altra Milano con “PeriferiArtMi”

QT8LorenteggioBaggioFariniLambrateSan Siro e così via per 159 diversi toponimi: sono la periferia della nostra città. Venerdì 10-Domenica 12 luglio 2020, proseguono gli “assaggi” di “PeriferiArtMi - antichi Borghi e nuovi Quartieri della periferia milanese” per farli conoscere. In attesa di settembre.

Milano, 8 luglio 2020

Dal QT8 al Lorenteggio,  da Baggio a Farini, da Lambrate a San Siro, anche nel prossimo fine settimana (Venerdì 10-Domenica 12 luglio) continuano gli “assaggi” di “PeriferiArtMi - antichi Borghi e nuovi Quartieri”, iniziativa cittadina promossa da Consulta Periferie Milano, che prenderà avvio il prossimo settembre, grazie alla condivisione di varie organizzazione cittadine e di quartiere.

L’obiettivo è di far conoscere e di dare cittadinanza ad ogni lembo della periferia. «Sono 159 i diversi toponimi di antichi Borghi e nuovi Quartieri nei quali si articola la Milano oltre la cerchia della 90-91 – spiega Giorgio Bacchiega, direttore del Centro Studi Periferie, che ha condotto l’indagine –  cioè l’80% della nostra città, abitata dalla maggioranza dei milanesi». Allora, conoscere attraverso i beni artistici, architettonici, museali e paesaggistici che a Milano sono dimenticati, mentre altrove sono centro di attrazione, dando centralità ai territori. «Come il “Cavallo di Leonardo”, la più grande statua equestre del mondo, dimenticato per vent’anni all’Ippodromo del Galoppo, senza una freccia che lo segnali nella vicina Metropolitana 5 – lamenta Emanuele Rodriquez, referente del Centro studi ConMilanoOvest – mentre il suo gemello nel Michigan è fra i cento monumenti maggiormente visitati negli Stati Uniti».

Allora, gli “assaggi” di PeriferiArtMi iniziano Venerdì 10 in zona Farini al Museo della Macchina da Scrivere, per ammirare 600 pezzi provenienti da tutto il mondo, che ne fanno un museo più unico che raro. «Ma altri 1.600 pezzi sono stipati in uno scantinato – evidenzia Umberto Di Donato, anima e presidente del Museo – in attesa di trovare nuovi spazi». Ma, è possibile che una metropoli come Milano, con tutte le trasformazioni in essere, non sappia dare adeguata allocazione ad un patrimonio unico! Allo stesso modo, pensiamo al Museo del Manifesto cinematografico, che era allocato in Via Gluck, in quel di Greco: al suo posto è stato costruito un palazzo e, ormai da qualche anno, il Museo con i suoi 180mila pezzi è in cerca di casa. E, intanto, sono rimaste senza casa anche numerose associazioni che il Museo ospitava.

Poi, Sabato 11 al Parco delle Cave, tra BaggioQuarto Cagnino e Quinto Romano. «Con il Progetto AgriCultura andremo per marcite, fontanili, cascine, laghi, boschi e prati – informa Gianni Bianchi, presidente Amici Cascina Linterno – alla scoperta  delle bellezze del Parco delle Cave e del Parco Agricolo Sud Milano». Quindi, al QT8, per salire sul Monte Stella e guardare Milano da un luogo «che raccoglie la memoria storica della nostra città – evidenzia ancora Rodriquez – e della distruzione avvenuta nella seconda Guerra Mondiale». Infine, al Lorenteggio per vedere la millenaria Gesa di Lusert (Oratorio di San protaso al Lorenteggio), «rimasta integra sullo spartitraffico di Via Lorenteggio – racconta Paola Barsocchi, presidente degli Amici della Chiesetta di San Protaso – grazie alla costante attenzione ed iniziativa di residenti e commercianti, divenuta uno scrigno per incontri letterari e musicali». Domenica 12, invece, è la volta di Lambrate con la street art: «è una nuova forma d’arte e di espressione – commenta Luigi Andreoli, referente di Dai Nostri Quartieri, giornale di zona che da  quarantacinque anni racconta Lambrate e dintorni – che inizia ad essere apprezzata non solo dai giovani e che a Lambrate presenta aspetti piuttosto interessanti». Poi, nel Quadrilatero Aler San Siro, anche qui «per un itinerario della Memoria storica – evidenzia Marco Gaiardelli, presidente dell’Associazione Fenice – lungo le numerose targhe che raccontano di tante persone che hanno offerto importanti contributi alla nostra città, sacrificando anche  la propria vita». Insomma, un modo diverso di guardare un quartiere, che non gode di un buon storytelling, ma che può essere visto anche da prospettive imprevedibili, da conoscere. «Come le Madonnine presenti in oltre 30 cortili – aggiunge Gaiardelli – segno della cura e della cultura presenti nel quartiere».

In questo panorama di luoghi, non sono poi da dimenticare le decine di libri sulla storia dei quartieri che, fino al 1923, erano Comuni indipendenti da Milano. «L’obiettivo è quello di offrire una conoscenza diffusa della città – conclude Walter Cherubini, portavoce di Consulta Periferie Milano – affinchè nessuno lembo di territorio e chi vi dimora rimanga dimenticato».

Redazione

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